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GRAFOLOGIA DIAGNOSTICA

 

     Il sistema nervoso centrale influenza la movimentalità del gesto grafico. E’ necessario, prima di tutto, tracciare brevi e chiare linee di neurofisiologia. Il cervello è un organo assai complesso e deputato a svolgere diverse e importantissime funzioni. Di seguito una breve sintesi delle sue più importanti parti e funzioni. Il paleoencefalo o cervello arcaico è vecchio di 450 milioni di anni. Esso, tra l’alto, comprende il cervello rettile, responsabile dei meccanismi di lotta e fuga. Il neencefalo o corteccia cerebrale è il cosiddetto "cervello pensante", perché in esso hanno luogo i processi cognitivi dell’individuo; da un milione e mezzo di anni ha sviluppato la stessa forma che ha oggi. E’ costituito dalla corteccia del telencefalo con i suoi due emisferi ed il rinencefalo. Del paleoencefalo fanno parte il miencefalo o midollo allungato, il cervelletto o metencefalo, il mesencefalo o cervello medio e il diencefalo o cervello intermedio.

     L’evoluzione dell’individuo in "homo sapiens" è stata possibile grazie allo sviluppo della corteccia cerebrale (neencefalo o cortex). Dovrebbero essere menzionate ancora la formazione reticolare, che influenza il cervelletto, il mesencefalo e il telencefalo, e infine il sistema limbico, che è il confine fra le parti del cervello antiche e nuove ed è chiamato pure cervello viscerale. Esso presiede alla conservazione della specie, regola il tono dell’umore, la memoria e le modalità di lotta o di fuga di fronte al pericolo. Il movimento scrittorio, come si è detto, risente dell'influenza del sistema nervoso centrale (cervello, cervelletto e liquido spinale). Nel vergare uno scritto la mano di un individuo può effettuare da 4 a più di 5 milioni di piccoli movimenti che, sommati, estrinsecano sul foglio il corpo calligrafico. Si viene ad esplicare una vera e propria complessa attività neuro-muscolare che obbedisce alle fluttuazioni della libido in quanto non vi è solamente una rappresentazione scultorea e pittorica della libido, ma, pure una rappresentazione grafica.

     Se riflettiamo un poco, quando scriviamo, non abbiamo affatto controllo dei segni grafici, che compongono un qualsiasi nostro scritto, che tracciamo in maniera automatica e inconscia. Il professor Marchesan, insigne figura di studioso e autore di studi basilari sulla psicologia della scrittura, ha scritto che il gesto grafico non è cosciente in quanto automatizzato e, in un minuto di scrittura, la nostra mano è soggetta a circa 600 impulsi grafomotori. Per intenderci in un solo secondo di scrittura gli impulsi, che formano le parole scritte, sono addirittura 10-11. Si vengono così ad innescare degli automatismi inconsci relativi alla complessa attività neuro-muscolare che muove la nostra mano. Ci si può chiedere quale sede del cervello è deputata alla peculiare funzione del movimento scrittorio.

     Il cervello è costituito da profondi solchi che incidono tutta la sua superficie. Si presenta diviso in due parti o emisferi e si suddivide, ancora, in lobo frontale, lobi parietali, temporali e occipitale. In quest'organo, che si può ben rappresentare come un vero e proprio computer, in zone ben precise si svolgono tutti quei complicati processi alla base delle importanti funzioni psicosomatiche. I due emisferi cerebrali sono collegati dal corpo calloso ed esplicano differenti funzioni. L'emisfero destro controlla la parte sinistra del corpo ed è la sede dell'intuizione, della creatività e dell'istinto. Quello sinistro interferisce con la parte destra del soma e le attività psichiche che qui si esplicano sono quelle razionali, coscienti.

     Le zone situate nel cervello e adibite a ricevere e decodificare i messaggi che giungono dal corpo e altresì a organizzarne le varie attività sono localizzate su un'area che occupa circa 220.000 millimetri quadrati. Le fibre che consentono queste informazioni, la loro decodificazione e le risposte sono oltre 400 milioni. Si può già avere una pallida idea della complessità e dell'enorme importanza che riveste quest'organo. Continuando questa sintetica descrizione si pensa che la sede del linguaggio scritto è localizzata nel lobo frontale sinistro, appena sotto il piede della seconda circonvoluzione, occupando la medesima area dove sono situati, nei destrimani, i centri deputati ai movimenti delle dita, della mano e del braccio. Si è osservato che un danno a questa zona produce nell'individuo l'agrafia, cioè quel disturbo della capacità di scrivere consistente nella dimenticanza dei movimenti inerenti a questa attività.

     Non tutti i ricercatori sono, tuttavia, convinti della sede di questa zona nell'area appena descritta. Altri, infatti, collocano questa zona nel midollo, all'altezza del rigonfiamento anulare. Diversi studiosi hanno elaborato interessanti teorie nell’ambito di una concezione neurofisiologica, in una prospettiva filogenetica ed ontogenetica della scrittura. Rudolf Pophal, psichiatra, neurologo e grafologo rapporta "le peculiarità psicologiche personali alla struttura anatomica del sistema nervoso, interpretato geneticamente ed in particolare al pallido, allo striato e al cortex. Secondo tale teoria degli strati, lo scrivere è condeterminato da impulsi volontari e involontari espressi da tutto il nevrasse, a livello paleoencefalico e neoencefalico. ...Tale ottica allarga il concetto tradizionale di grafologia, che va intesa come ramo dell’antropologia che studia la personalità del gesto grafico individuale, interpretato in modo neurofisiologico-analitico-genetico. Si parla così di grafia pallidaria, stiaria e corticale, secondo la dominanza del rispettivo centro nervoso..." (R. Pophal, Die Handschrift als Gehirnschrift, Verlag, Rudolstadt 1949).

     Scrive Bruno Vettorazzo che "in definitiva il Pophal… afferma la personalità totale quale armonia fra gli strati, nel cui contesto olistico trae significato ogni particolare. L’ipersviluppo noopsichico potrà generare il genio, quello timopsichico l’uomo di Gemut, quello somatopsichico l’uomo dell’istinto. L’analisi grafologica sistematica potrà accertare, volta a volta, in quale strato sia più marcata l’impronta della personalità" (B. Vettorazzo, Grafologia giudiziaria e perizia grafica, Giuffré Editore, Milano 1987).

     Come tutti gli altri organi anche il cervello è soggetto ad invecchiamento. Nel processo di senescenza il suo volume, rispetto all’età giovane (20-30 anni) tende a ridursi sempre di più. Intorno ai 70-80 anni la riduzione è calcolabile all’incirca del 20%. I segni grafici dell’invecchiamento sono: incertezza nella direzionalità del rigo; rallentamento e/o rimpicciolimento con frequenti slegamenti e interruzioni. Frequenti i tremori (Resten, 1949), la lentezza (Zurardelli, 1863), con tratti tremanti misti (Boquet, 1957) e tracciato fangoso con occhielli pieni (Del Torre, 1962).

     Particolari avvenimenti, causanti una perturbazione emotiva, possono produrre danni gravi in un organismo. Altri ricercatori come K.P. Balitski, B.H. Fox, G. Machol, J. Achterberg, H.J.F. Baltrusch, M.K. Bowers, W. Crosby, Y. Ikemi, O. Speciani e tanti altri ancora hanno scoperto interessanti relazioni tra lo stress distruttivo e l'insorgenza di un cancro. La risposta di un individuo allo stress distruttivo, si articola in un complesso percorso diencefalo-ipofisario-neuroendocrino. Le emozioni, nell'insorgenza tumorale, indubbiamente, giocano un ruolo molto importante.

     La Grafologia può, a questo punto, essere di grande aiuto perché consente di scoprire i tratti a rischio del carattere e a valutarne il grado di presenza e la potenziale pericolosità. In senso lato, i segnali grafologici dell'emotività eccessiva sono: tracciamento impaziente, veloce e non nitido delle lettere. Sono anche riscontrabili interruzioni e tensioni dei tratti. Frequente è anche la presenza di lettere deformate da movimenti nervosi, che, letteralmente, le strapazzano. Lo scarso controllo psicologico, il dispendio di energie e i conflitti con l'ambiente sono, anche, espressi da una scrittura col segno grafico "rapida" espresso con grande intensità. L'ansia è, più specificatamente, segnalata in un scritto dai tratti verticali discendenti di alcune lettere dell'alfabeto, che si fanno eccessivamente sottili verso giù. L'accentuazione di un'emotività dolorosa è espressa da una scrittura che incede con un dinamismo esasperato, che caratterizza l'agitazione del movimento grafico.

     Le paure irrazionali, che irrompono dal buio dell'inconscio e sconvolgono la visione del mondo, sono indicate dalla presenza verso l'alto delle aste, delle "d" e delle "t", di un improvviso movimento all'indietro; è il segno grafico "Apici ritorti". La disperazione angosciosa, derivante dall'influenza di un genitore soffocante, che ha traumatizzato il periodo dell'infanzia del soggetto, si traduce, sovente, in un'avversione estrema e dolorosa verso tutti e verso un mondo considerato ostile e pericoloso. La scrittura di queste persone avanza rovesciata con le aste all'indietro. E' questa la riproposizione grafico-simbolica della paura a procedere dell'individuo verso l'ambiente e il suo prendere le distanze dagli altri. La mancanza di spontaneità è il prodotto di un'eccessiva tensione nervosa che toglie alla persona, irrigidendola, la possibilità di essere sé stessa, sacrificandone la spontaneità. Si affievolisce, così, la capacità di donare se stessi, trattenendo dentro tutta la propria complessità e perdendo, irrimediabilmente, la possibilità di comunicare con gli altri, precipitando nell'ansia della propria solitudine.

     Il segno grafico indicatore è la proiezione, in queste scritture, di una dolorosa condizione psichica espressa in un dinamismo grafomorfico "teso", che tradisce la sofferenza dello scrivente, vittima dell'impossibilità di sciogliere la sua armatura caratteriale e incapace di attivare il proprio libero impulso, per esprimere ciò che nasce dal proprio animo. Egli rinuncia, così, a quel moto dell'animo liberatorio, a favore di artificiose costrizioni, che, irrimediabilmente, ne limitano l'umanità e lo precipitano nell’inibizione e nella disperazione. Laborit era dell’idea che il male peggiore per l’individuo è l’impossibilità di agire e, di conseguenza, realizzarsi. Lo studio e una maggiore conoscenza dell’uomo, inteso come unità psicosomatica e delle sue più varie espressioni, compresa la scrittura, potranno un domani rendere più comprensibili cose che oggi sono avvolte nel più fitto mistero (come l’insorgenza tumorale) e sfuggono a qualsiasi tentativo di decifrazione. La grafologia consente di penetrare le pieghe più profonde dell’individuo. Analizzando i segni delle scritture si possono scorgere gli anfratti delle profondità dell’anima e la complessità di ogni individualità. Possono, altresì, essere messi in luce quelle forze dell’anima, che vengono attivate nei processi di guarigione.

 

 

Giuseppe Cosco

 

linus.tre@iol.it

 

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