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LA SCRITTURA DEI SANTI

 

COLUI CHE E’ CHIAMATO NELLA SCHIERA DEGLI ELETTI DI DIO DEVE LOTTARE CON I SUOI ISTINTI PER PERCORRERE QUESTA IMPERVIA VIA?  

 

Il mistico è una persona che ha rinunciato ad un vivere improntato, nello scandire delle ore e dei giorni, alla ricerca dei piaceri mondani, del successo e del potere in questa vita per realizzare, unicamente, quello stato di ascesi, che porta alla comunione con Dio.

Piuttosto che "avere", egli ha voluto "essere", trasformandosi al fuoco di quell'Amore divino, che forgia l'intima essenza dell'anima. Il santo, con uno sforzo terribile, realizza quel recupero autentico e individuale della natura dell'essere, si eleva alla luce, fino a vivere l'esperienza con la divinità.

Uomini e donne, che, nella loro vita straordinaria e misteriosa, seppero riconoscere la fallacità e la vacuità di ciò che offre il mondo, per lottare strenuamente contro ogni ostacolo sull'impervia via, finanche, contro la propria fragile natura umana, nella ricerca di ciò che è la sola verità, al di fuori del frastuono e dei bagliori della società mondana.

Essi trovarono la verità della vita al di là di tutto quanto agli uomini sembra essenziale e, invece, è precario. La giovinezza svanisce, le malattie e la vecchiaia segnano, inesorabilmente, anche quella bellezza che si riteneva inintaccabile e tutto, alla fine, ritorna alla polvere. La ricchezza non compra alcuna vera felicità e prova ne è il vivere inquieto di chi la possiede, fino alla nausea per la stessa vita.

Quelle dei santi furono tutte vite incredibili e non facili, come qualcuno ingenuamente può essere portato a credere. Ci si rivolge a loro per tutte le più disparate richieste e li si conosce così poco. Si crede che fu una sorta di predestinazione a farli diventare tali.

Ci si sofferma sui miracoli e sui prodigi e poco o niente si conosce del loro tormento interiore, delle difficoltà incontrate sul sentiero impervio che porta a Dio, non tanto per oppositori esterni quanto per loro stessi. Anche se può sembrare strano, un santo o una santa hanno dovuto lottare strenuamente contro i loro istinti, la loro fragile umanità, la debolezza della carne, certi aspetti del carattere.

Il cercare di conoscerli più a fondo, fino nei loro travagli interiori, non è irriverenza o, peggio, atto sacrilego, ma, a mio parere, è conoscere la proporzione della grande battaglia, che si svolse in quelle anime. Uomini e donne innamorati di Dio fino allo spasimo più tormentoso e non semplici predestinati ad una santità quasi fosse una disposizione musicale innata.

Li sentiremo così più vicini a noi e saremo più facilitati di parlare a loro dei travagli che affliggono i nostri cuori e, forse, li ameremo di più. Padre Girolamo Moretti volle scrutare nell'animo di queste persone, attraverso l'analisi della scrittura, per coglierne carattere, temperamento, intelligenza e umanità.

Da parte del Moretti, scrive P. Giovanni Luisetto, affrontare: "i santi come fossero uomini qualunque, non costituiva... uno strato di superficialità, ma con quel modo egli affondava il suo occhio scrutatore nei complicati meandri dell'anima umana, delineando, poi, in termini usuali quello di cui s'era reso cosciente il suo scandaglio"..

Egli penetrò la natura più umana di queste persone e, spiega Luisetto che il Moretti nel suo leggere l'animo dei santi realizzava "un colloquio mentale tra la visione della natura grezza e la Grazia che, mentre sembrava imperversare nei rilievi negativi, compiaceva il proprio sguardo nella bellezza che li illumina"(Ibidem).

Questa è la grandezza di chi è morto alla vita illusoria dei vacui beni terreni, per rinascere in una autentica dimensione spirituale. La lotta contro le passioni e i miraggi del mondo, condotta dai santi, fu dolorosissima.

Non deve meravigliare tutto ciò. Essi ebbero tutti i pregi e i difetti dei viventi solo che seppero soffocare gli istinti nel fremente anelito di un amore, che trascende tutti gli altri e, come un fiume che attraverso mille tortuosi sentieri arriva a ricongiungersi all'agognato mare, così, queste anime vibranti, alla fine, si tuffarono nell'oceano di Dio. Padre Moretti analizzò le scritture dei santi, per cercarne l'umanità e questo anelito verso Dio.

Di Santa Veronica Giuliani, penetrandone il carattere attraverso lo studio grafologico, ebbe a dire, tra l'altro: "In questo temperamento c'è principalmente la permalosità (Angoli A)... La debolezza si apre facilmente il varco, specie quando entra in gioco l'intenerimento sessuale (Apertura a capo o-a), manipolato dall'affettività che nel soggetto prende la forma di languido abbandono (Pendente). ...in un ambiente non decisamente morale, diventerebbe senza dubbio la facile preda di qualche furbo sensuale che ne farebbe l'amante...

"Così il soggetto viene a presentare una di quelle povere creature che o sono pomposamente e artisticamente immorali, oppure destinate a piangere accoratamente e senza scampo sul macigno della insensibilità universale. Se, al contrario, il soggetto ha una buona educazione in un ambiente sano e religioso, si infervorerà talmente dell'amante divino da oltrepassare tutti i limiti sì da meravigliare il creato" (Ibidem).

E' quello che è accaduto. Questa santa, nata il 27 dicembre 1660 in provincia di Pesaro a Mercatello sul Metauro, divenne celebre per aver ricevuto le stigmate e per altri incredibili fenomeni mistici.

Interessante è quel gioco di energie, che, invece di finire imprigionate nei sensi, cercano e trovano altezze incredibili dove straripare. Il corpo di Veronica Giuliani, anziché fremere per carezze lascive, ricevette le ferite, subite sulla croce, dell'amato.

San Giovanni Bosco nacque il 16 di agosto dell'anno 1815 ai Becchi di Castelnuovo d'Asti. Fondatore dei Salesiani morì il 31 gennaio del 1888 a Torino. Il carattere del santo, scrive Moretti: "...è certamente fondato sulla scaltrezza che può sfociare nel bene, ma che può sfociare anche in un gran male a seconda della moralità di cui il soggetto è informato. E non è cosa facile che egli sia morale, poiché per questo ha bisogno di sottoporsi a parecchie rinunce alle quali si ribellano le sue tendenze innate. (...) .

"Insomma il carattere del soggetto tende ad essere dominato da una insincerità così bene architettata da rovinare un'intera generazione ed essere così uno di quegli individui che sarebbe meglio non avessero mai aperto gli occhi alla luce. Si deve aggiungere che il soggetto ha molta facilità all'intenerimento sessuale (Apertura a capo o-a) una spinta all'affettività di languore (Pendente) per cui, col complesso delle qualità descritte, metterebbe in azione ogni sforzo (Dinamica) per colpire la vulnerabilità (Sinuosa) delle anime e piegarle a suoi intendimenti morbosi"(Ibidem).

L'opera di Don Bosco è ancora più grande alla luce di quanto ha dovuto combattere per impedire agli aspetti negativi del suo carattere di avere la meglio, sì da trascinarlo ai margini della società. E certamente è stata una lotta non facile, che alla fine lo ha elevato alla gloria.

 

  

Giuseppe Cosco

 

linus.tre@iol.it

 

Bibliografia: 

G. Moretti, I santi dalla loro scrittura, Ediz. Paoline, Roma 1975. 

 

 

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