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CHI HA PAURA DELL'ULTIMO SEGRETO DI PADRE PIO?

 

 

La vita di Padre Pio è tutta un corollario di sofferenza. Quest’uomo santo patì nella vita pene indicibili non sempre per colpa dei diavoli ma, spessissimo, i suoi peggiori nemici furono uomini di chiesa, gli stessi che avrebbero dovuto amarlo e proteggerlo. Francesco Forgione, in abito Padre Pio da Pietrelcina, nasce il 25 Maggio del 1887. Sente giovanissimo la vocazione per il sacerdozio e a soli 15 anni entra in seminario. Inizia così la sua grande avventura che lo porterà alla santità. Avrà fedeli compagni le <<ferite d’amore>> di Cristo.

Tutto ha inizio nella notte tra il 5 e il 6 di Agosto dell’anno 1918. Un angelo appare all’improvviso al frate, è il Serafino che gli traccia sul corpo le piaghe di Cristo nell’anima. Dovranno passare meno di due mesi perché le stigmate diventino visibili anche sul suo corpo. Lo stesso angelo, il 20 settembre dello stesso anno, imprimerà quelle sante ferite nelle mani, piedi e costato del fraticello di Pietrelcina. Inenarrabili sofferenze lo accompagneranno per tutto il corso della vita. Su Padre Pio è stato scritto moltissimo ma è stato detto proprio tutto? E’ questa domanda che colorerà l’intervista che segue alla giornalista Enrica Malatesta, che assieme al fratello Enrico, sono considerati i maggiori esperti e studiosi della vita di Padre Pio.

Enrica Malatesta vive e lavora a Roma dove dal 1978 svolge la professione di giornalista. Ha maturato una lunga esperienza giornalistica, è stata redattrice del periodico "La tribuna express", inviata speciale dell’Agenzia Montecitorio, ha collaborato col settimanale della Regione Lazio, con la rivista "Il finanziere", "Il carabiniere", ecc. In questi ultimi anni ha collaborato alla stesura di tre grandi opere: "Padre Pio, vita e miracoli", edizioni Peruzzo Grandi Opere; "Gli inediti di Padre Pio", ediz. Hobby & Work; "Sotto il peso della croce", DeltaVideo Rizzoli. Attualmente lavora per l’Agenzia Giornalistica Tompsom Agency Press.

 

 

L’INTERVISTA

 

 

 

Cosco: Su Padre Pio è stato scritto molto, tutto o quasi. Si è detto, più volte, che i maggiori e più inflessibili nemici il frate li abbia avuti in Vaticano, Lei che pensa al riguardo?

Malatesta: E’ un’amara storia quella del frate di Pietrelcina, intrisa di dolore fisico e morale, di estasi divine e di angosce terrene, di carni lacerate e soprattutto di grandi "confusioni" ma non è solo questo. Per il frate "crocefisso" si darà vita ad una sorta di calunnie e delazioni. A questo punto si devono ricordare alcune vicende tristi della Chiesa, che essendo documentate e inoppugnabili non si possono trascurare. Il frate venne accusato, con sottili e perfide insinuazioni, da monsignor Gagliardi, vescovo di Manfredonia. Lo accusò di <<inventarsi>> le stigmate usando acido nitrico. Venne anche diffusa la voce che egli fosse in realtà un impenitente libertino e corruttore di donne. Non è difficile identificare in monsignor Pasquale Gagliardi e nel gruppetto di preti che lo circondavano, uno dei più autorevoli creatori di queste calunnie. In reltà l’arcivescovo Gagliardi odia Padre Pio, al punto di giurare il falso. In piena sala del Concistorio molti sacerdoti lo sentirono gridare che Padre Pio era una sorta di ossesso: <<ve lo dico, è indemoniato>>. Il Santo Uffizio emetterà severi decreti contro il santo frate. Il suo tormentato cammino continua fra colpi di scena e mille e più artefizi che lo vogliono, a tutti i costi, <<smascherare>>. Il frate nel piccolo convento di San Giovanni Rotondo attraverso quei fori sanguinanti operò i prodigi più straordinari che l’umanità ricordi dopo l’avvento del Battista. Per il frate "crocefisso", ben presto, arriva anche l’ira del vescovo di Padova, monsignor Girolamo Bortignon. A scatenare la rabbia di Bortignon non è soltanto l’invidia per il suo umile confratello che riesce a calamitare la devozione di migliaia di fedeli ma i segni di un’affettuosa solidarietà consistenti anche in molte offerte di danaro. Questa causa scatenerà rabbiose gelosie e sfrenate avidità da parte di chi avrebbero dovuto amarlo e difenderlo più di ogni altro. Quindi nuovi intrighi e congiure nascono attorno a Padre Pio, ordite da chi vuole appropriarsi di quelle offerte per colmare i debiti contratti.

 

D.: Si è scritto che anche papa Giovanni XXIII fu ostile a Padre Pio…

R.: Aspetti. Ora Le spiego come nacque questo frainteso. In aiuto del Vescovo Bortignon, compare, ben presto, sulla scena monsignor Loris Capovilla, segretario particolare di papa Giovanni XXIII e tre anni prima di Bortignon. Lo stesso Capovilla che il 23 Settembre 1959, in una lettera autografa, parla dell’alto prelato come di un <<venerato vescovo>>, pur sapendo che è compromesso nelle avventure usuraie di Giuffré. E’ una lista lunghissima quella dei molti personaggi che hanno assiduamente perseguitato il frate con le stigmate ed i suoi figlioli spirituali. A papa Giovanni vengono riferite affermazioni false sul conto del povero cappuccino. L’immediata conseguenza delle gravi calunnie fu che il 4 agosto del 1960 partì per San Giovanni Rotondo un visitatore apostolico, monsignor Carlo Maccari. Ha un incarico speciale del santo Padre, ma anche un dictat del segretario particolare del papa: <<isolare Padre Pio>>. L’operazione viene svolta in tempi brevissimi. Maccari ripartirà solo dopo quattro giorni. Il motivo è che non vuole partecipare ai festeggiamenti del 50esimo anniversario di sacerdozio di Padre Pio. Monsignor Maccari con altri riesce a riesumare, nei confronti di Padre Pio, accuse già sentite e già palesemente dimostrate false. Queste calunnie vengono diffuse su tutta la stampa dell’epoca. Padre Pio, a questo punto, è oggetto dell’assidua sorveglianza di un frate: la sua libertà viene limitata, in pratica viene fatto prigioniero. Padre Pio non dichiarò mai di aver patito tutte le persecuzioni alle quali abbiamo accennato non soltanto per obbedienza, ma per una subordinazione della carità e l’apoteosi della misericordia, <<la gloria del perdono>>. Già dai tempi della prima persecuzione il frate, caro a Gesù, aveva chiesto misericordia per i propri calunniatori.

 

D.: Una vita irta di prove quella del frate di Pietrelcina, mentre la sua morte fu <<dolce>> da come è stata scritto. Una morte giunta dopo una santa Messa mentre, lo stesso, invocava il nome di Gesù e della Madonna. Così Padre Pio trascorse le ultime ore della sua vita?

R.: No. Non è affatto vero che il frate di Pietrelcina morì così. Molti hanno raccontato di averlo visto spirare tra un rantolo e un’invocazione a Gesù e Maria ma questa versione è assolutamente falsa, così asserisce nel suo memoriale il prof. Sala, che fu il suo medico. Il dottore si riferisce a quanto dichiarato dai suoi colleghi medici della "Casa di sollievo della sofferenza", che affermarono di aver assistito alla morte di Padre Pio e, qualcuno di loro, azzarda tesi pittosto audaci, addirittura di aver retto il capo (MIXER di Enrico Malatesta del 1994). Sempre nel suo memoriale Sala afferma qualcosa di molto significativo: <<mi resi conto che i nemici di Padre Pio non erano soltanto i satanassi, ma anche coloro che vivevano accanto a lui e che facevano di tutto per rendergli la vita molto difficile…>>. Nel suo memoriale Sala racconta che, solo due giorni prima della morte, Padre Pio ebbe un attacco di asma intrecciato, ciò interessò sia cuore che polmoni, in tale occasione gli furono praticate delle inezioni che lo fecero riprendere. Alla fine della S. Messa, l’ultima, quella del 22 Settembre, ci informa ancora Sala, Padre Pio fu colto da un collasso: sarebbe caduto se padre Paolo e frate Bill non lo avessero sorretto e poi messo subito a sedere sulla sedia a rotelle e portato in sacrestia e aggiunge <<Tutto questo avvenne per colpa del Guardiano padre Carmelo che ancora una volta aveva commesso un madornale errore di valutazione…>>. Il prof. Sala si rese subito conto che il santo frate aveva i sintomi di un’insuffienza respiratoria acuta con stato di pre edema polmonare. Constatata la gravità della situazione ordinò a padre Pellegrino di chiamare subito i medici della "Casa di sollievo della sofferenza" e dire loro di portare una bombola d’ossigeno. Ora io mi chiedo visto che era nota la sua condizione di asmatico, soggetto a crisi di insufficienza respiratoria, perché non vi era nella sua stanzetta una bombola d’ossigeno? Quando arrivarono medici e ossigeno il frate era spirato. Anche da morto cercarono di accanirsi ancora su di lui.

 

D.: E’ terribile quello che Lei ha appena affermato e poi cosa vuole dire parlando di un accanimento, dopo la morte, nei confronti di Padre Pio?

R.: Sempre dal memoriale Sala son venuta a conoscenza di un altro fatto agghiacciante. Prima ancora che migliaia di devoti dessero l’ultimo commosso saluto a Padre Pio avvenne un fatto, a dir poco, sconcertante. Il giorno prima dei funerali, il Prefetto di Foggia nominava il prof. Sala rappresentante locale di pubblica sicurezza. In sostanza il professore oltre ad essere sindaco di San Giovanni Rotondo, era pure il solo responsabile di quanto accadeva nel paesino nei giorni che precedettero il seppellimento del santo frate e anche in quelli successivi. Nessuno poteva prendere iniziative senza il suo consenso. Pur essendo a conoscenza di ciò il padre Guardiano, la mattina del 24 Settembre, si presentò al dottor Sala accompagnato da tre persone: un professore di anatomo-patologia e due periti medici. Tutti e tre erano stati inviati dal Vaticano per compiere l’autopsia sul corpo di Padre Pio. Secondo il prof. Sala gli specialisti medici non si sarebbero limitati a quanto avevano detto ma avrebbero sezionato, fatto a pezzi la salma del frate di Pietrelcina. Le parti smembrate sarebbero dovute finire in chiese e istituti religiosi per essere conservate come reliquie. Sala, in qualità di sindaco e di responsabile straordinario della pubblica sicurezza di San Giovanni Rotondo, si oppose con fermezza a tale proposito e fece fallire l’inaudita <<manovra di fare a pezzi Padre Pio>> evitando che si facesse <<scempio della salma del santo>>.

 

Giuseppe Cosco

 

gcosco@columbus.it

 

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