Stupore

 

D’improvviso sentii nella rete dell’anima

i tuoi sospiri, il tuo odore di donna

nella penombra dei tuoi occhi,

immaginati tra l’obliquità

delle consuete notti insonni.

Ti modellai come tenera cera,

tra angosce ed inquietudini.

Mi si lacerò il cuore

quando volasti via col primo vento

dell’Autunno.

Una struggente nostalgia di te

ancora mi prende,

nell’oblio dei miei giorni perduti

nella malinconia di sempre.

 

 

Quante volte

 

Memorie stanche scivolano

nelle pieghe del cuscino con le tue lacrime

dal sapore salino.

Quante volte ti baciai la schiena nuda

e ti strinsi tra le braccia

e ascoltai il tuo cuore che batteva forte.

Quante volte ti carezzai le cosce

e il fiore nero del pube.

Quante volte avrei voluto toglierti dalla mia vita

e ricucirti le ali per farti volare via.

Con la sigaretta tra le labbra

disegno ampi cerchi di fumo

nel silenzio delle ombre della notte

e ti guardo mentre dormi.

 

 

Infiniti

 

Raccolgo i cocci dei miei infiniti

nei crocicchi di età inconciliabili e disperate.

Stringo i tuoi sogni senza ancora un futuro

come se appartenessero ai miei anni,

col tuo tempo sbocciato nella mia anima

come una ginestra vulcanica.

Quante parole perse come stelle

in notti senza luna rubate ai sogni.

Quanta voglia di incontrarti ogni volta

per ascoltare le tue ore impossibili e dannate,

quella fretta di eternità e fragili incantesimi.

Quante volte ho scagliato le nostre solitudini,

fatte di vuoto e di nulla,

contro i cardini dei cancelli del cielo.

 

 

Nonsenso

 

E resti il mio tormento intollerabile,

alchimie di silenziose notti stellate,

traiettorie impossibili di desideri

che ci divorano con ricordi muti.

Il dubbio taciuto tra le lacrime

che si asciugavano sulle guance rosse,

è ancora sospeso sulle tue labbra,

come un sorriso stanco e appassito.

Sei tesi e antitesi delle mie ragioni,

il nonsenso di promesse mai mantenute,

la rinuncia sofferta di tenerezze,

il risveglio grigio di albe senza futuri

dopo notti estenuanti senza sogni

e parole taglienti che hanno lasciato i segni.

Perduto nel cercarti,

mia anima perduta per sempre,

alle prime luci di un giorno qualunque.

 

 

Ciò che mi piace di te

 

Mi piaci quando sei silenziosa

e vaghi con lo sguardo

in mondi a me sconosciuti

con un’aria attonita e struggente

come una pittura antica.

Quando tra le lenzuola ti giri

e mi offri i seni morbidi e bianchi

coi capezzoli turgidi

e le labbra rosse da bambina.

Quando dormi

e fuggi nei tuoi sogni

e mi lasci il tuo corpo in ostaggio.

Quando ti svegli e mi guardi

come stupita di vedermi al tuo fianco

proteggere le ore delle tue assenze

e contare i tuoi respiri

quasi fossero i miei giorni.

 

 

Il nostro tempo perduto

 

Tutta d’un fiato quest’estate

si è dissanguata oziosa

sgocciolando sull’arenile.

Il mio cuore muto, chiaro e oscuro,

in uno scorcio di arcobaleni

è dannato assieme al tuo.

Disperato e senza scampo

è questo tempo perduto

e avido di cancellarsi nei futuri

che ancora ci attendono.

Io e te ancora insieme nelle nostre tenebre.

I temporali dell’autunno alle porte

sfondano il cielo folgorandolo

con saette di fulmini.

Siamo ancora vicini mia bambina

come vecchie barche smunte

abbandonate sulla spiaggia,

accanto a ciò che resta

di una stagione sterminata dal nulla.

 

 

Del tempo e di altri demoni

 

Il tempo coi suoi demoni ci divora gli istanti,

ci ruba i sorrisi con un sortilegio

e graffia l’innocenza con le rughe.

Ricordo quando sfioravo il tuo corpo

e baciavo le tue reni tenere.

Restano altri dettagli di poco conto.

Nel silenzio di quelle notti dopo l’amore,

quando il sonno mi chiudeva gli occhi,

più volte cercai di fissare la tua immagine

ma il volto si perdeva sempre.

 

 

La tua tenera pelle

 

Ebbro di passione

ancor prima dei demoni dell’amore.

Ho sentito la tua voce come portata dal vento,

in giorni senza sole vissuti

all’ombra di inesistenze e inquietudini,

nelle dissolvenze del nulla.

I tuoi occhi nudi o quasi

mi regalano tenerezze inconsuete.

Lo stupore di te mi accompagna sempre,

anima dolce e dannata,

sola e disperata, sospesa tra cielo e terra,

anima triste e bambina.

Ogni notte carezzo la tua tenera pelle

come fosse la rugiada del primo giorno del mondo.

 

 

Morbidi seni

 

E mi sorprende ancora quel tuo sorriso attonito,

quel batticuore che incendiava il petto e le gote.

Le troppe attese di infiniti desideri immaginati

e il tuo aprirti come un fiore al sole

quando facevi l’amore.

Giovane amica di giorni sciupati a cercarti

quasi fossi stata l’unico mio bisogno impellente.

Compagna delle ore sfinite

dalla mia malinconia di sempre.

E ti carezzavo il corpo

schiavo delle tue cosce

e sempre stanco di questo amore,

logorato da troppe abitudini

e smarrito alla prima occasione.

 

 

L’angelo triste degli amanti

 

Cercatelo nei cieli,

nei boschi o nella terra

tra foglie gialle assopite.

Cercatelo nel pianto della pioggia

e nei silenzi degl’inverni,

o sotto una coltre bianca di neve,

muta come i tuoi occhi quando dormi.

Cercatelo nel cielo stellato

o nel vento impetuoso della sera

che s’alza improvviso e poi si quieta.

Cercatelo in terre mute, dove non s’ode

l’incessante ronzio della vita,

o nei recessi più profondi degli oceani.

Cercatelo nella malinconia che stinge l’anima

o nelle stanze segrete del cuore.

 

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