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GRAFOLOGIA E CRIMINOLOGIA

 

Oggi la magistratura dimostra un marcato interesse nei riguardi della scienza grafologica. Sempre più frequentemente si sta assistendo, infatti, da alcuni anni, ad un aumento considerevole dei reati di falso grafico. La scienza grafologica viene applicata nel settore giudiziario con tale frequenza da indurre la Corte di Cassazione a sentenziare che: <<Una perizia grafica prevalentemente basata sul metodo dell'interpretrazione calligrafica è generalmente insufficiente senza il contributo di una attenta interpretazione grafologica a dirimere il pericolo di errore nel responso offerto al magistrato>> (Sentenza del 29 dicembre 1959).

Il fine dell'indagine grafologica-criminalistica, è, come scrive Bruno Vettorazzo: <<la ricerca della verità in merito alla autenticità di uno scritto manuale ed alla ricerca del falsario, ricerca che il giudice o il P.M. non possono effettuare da soli, perché esulante dalle loro cognizioni>>. L'accertamento si attua, tra l'altro, con la tecnica comparativa, cioé si effettua uno studio analitico basato sul raffronto tra i caratteri delle scritture oggetto di indagine.

Il metodo per le operazioni di indagine peritale che offre un alto grado di esattezza è quello grafologico. La figura del perito calligrafo, più specificatamente, particolarmente in certe zone d'Italia, sta cedendo il passo ad una figura più specialistica e aggiornata di esperto: quella del perito grafologo. L'istituzione della Scuola Superiore di Studi Grafologici attivata nel 1977 presso l'Università di Urbino è porta bandiera di questo spirito innovatore, che conferisce sempre più dignità di scienza allo studio scientifico della scrittura.

La giurisprudenza, del resto, oggi privilegia sempre più la perizia grafologica a quella segnaletico-descrittiva, da ciò si può dedurre che l'ambito oggettuale della perizia ha raggiunto una corretta dimensione epistemiologica. Una sentenza della Corte Suprema di Cassazione, a tal riguardo, stabilisce che la perizia grafica eseguita col metodo calligrafico non può considerarsi attendibile: Sez. 5 - Sent. 15852 del 29/11/90 - Riv. 185897 Pres. Biliardo L. - Rel. Nicastro G. - Imp. Nagae

<<In tema di perizia per accertare l'autenticità di una scrittura, il vecchio metodo, in cui il perito procedeva esclusivamente a una comparazione alfabetica, limitandosi a paragonare tra di loro le singole lettere è stato abbandonato, non avendo nulla di scientifico. E' noto, infatti, che uno stesso soggetto può variare la propria scrittura non solo col passare degli anni, ma nello stesso lasso di tempo - a seconda che attribuisca allo scritto maggiore o minore significato, o della persona cui è diretto, ecc. - e, addirittura, in uno stesso scritto.

Al metodo calligrafico si è quindi sostituito quello grafonomico, che studia la grafia non solo nel suo aspetto obiettivo, cogliendone anche l'evoluzione, ma in relazione altresì alla scrittura, individuandone difformità e somiglianze e soprattutto, le caratteristiche distintive, idonee a farne stabilire la provenienza da un determinato soggetto>>.

Oggi gli studiosi sono unanimamente concordi nell'affermare che attraverso l'analisi della scrittura, definita dal Klages: <<il precipitato tridimensionale della movimentalità dello strumento maneggiato dal soggetto scrivente...>>, è possibile accertare la spontaneità della manoscrittura oggetto di indagine o se si è in presenza di un falso in quanto, nel tentativo di modificazione grafica da parte di un falsario, lo sforzo di volontà per imitare lo scritto indicherà, all'esperto, l'artificiosità e l'innaturalezza dei segni grafici vergati.

Quanto detto consente al perito grafologo di venire in possesso di una serie di dati che, come lo studio delle impronte digitali, rende possibile (specificatamente alla grafologia giudiziaria) distinguere il prodotto scritturale di un individuo da un altro con grande attendibilità e capire se lo scrivente ha cercato di modificare la propria scrittura per non renderla riconoscibile. Si può affermare che ogni individuo ha un suo particolare modo di scrivere, un suo DNA grafologico inconfondibile, che rende qualsiasi scrittura unica e mai, in nessun caso, uguale ad un'altra.

Un iniziale approfondimento grafo-psicologico delle scritture oggetto di indagine può interessare il Consulente della Autorità Giudiziaria, esclusivamente, a fini di orientamento iniziale dello studio e consistente nella comprensione della psicologia dello o degli indagati. Il prof. Vettorazzo nel suo libro "Grafologia giudiziaria", citando il lavoro del Saudek, riporta i dieci caratteri grazie ai quali è <<possibile riconoscere con -esattezza- la disonestà delloscrivente, purché ricorrano almeno quattro delle caratteristiche seguenti:

1) grafia lenta, indipendentemente da cause strumentali, da immaturità grafica o da impedimenti psicofisici;

2) grafia innaturale perché scolastica, rovesciata, oppure stilizzata, insomma senza vita e con frequenti arcate;

3) grafia lassa cioé molle, senza struttura e pressione, cioé con frequenti collegamenti filiformi e righi ondeggianti;

4) frequenti ritocchi indipendenti da cause strumentali e senza miglioramento della chiarezza... e originalità; 

5) lettere oscure (una lettera al posto di altra) con frequenti tratti ricoperti; 

6) grafia imbrattata e punteggiata, cioé con frequenti e ingiustificati punti di appoggio fra sillabe e parole; 

7) frequenti alzate di penna; 

8) omissione di tratti essenziali di lettere in grafia lenta; 

9) enfasi iniziale marcata, soprattutto in unione ad altri segni già visti; 

10) lettere - v, a, d, g, q - aperte alla base e descritte con moto orario in due tempi>>.

 

Il Vettorazzo puntualizza, subito dopo, che <<Il Saudek raccomanda ripetutamente la necessità che il primo e fondamentale sintomo (la lentezza) sia accompagnato da almeno altri tre sintomi di insincerità, perché si possa concludere con certezza per quest'ultima>>.

Oggigiorno l'analisi grafologico-comparativa delle firme, eseguita dal perito, si basa principalmente sulla dottrina criminalistica propria delle Scuole di Polizia Scientifica, non prescindendo dalla metodologia morettiana che risulta essere la più agevole e precisa nel definire correttamente, sia dal punto di vista epistemiologico che etimologico, l'espressione scritturale del prodotto grafico in una scrittura. Le varie fasi dell'indagine grafologica, concludendo, in accordo alla metodologia criminalistica, possono così essere riassunte: Osservazioni preliminari; analisi e valutazione dei segni grafici dei grafismi autografi e di quelli in verifica; confronti e osservazioni; considerazioni conclusive e giudizio finale.
 

 

Giuseppe Cosco  Caterina Crociani

 

linus.tre@iol.it

 

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