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PEDOFILIA, INTERNET E LA REALTA’ SPAVENTOSA DELLA FAMIGLIA

 

 

L'orrore suscitato dalla nota vicenda relativa alle efferatezze di Marc Dutroux, soprannominato il "mostro di Marcinelle", e alla tragica storia delle piccole Melissa Russo, Julie Lejeune e tante altre, ebbe un impatto esplosivo sull'opinione pubblica mondiale, promuovendo iniziative di ogni genere. Ci si accorse, all’improvviso, che la pedofilia proliferava pure nella rete. I siti contenente materiale pedofilo sarebbero tra i 50 ed i 70 mila. Il problema fu affrontato con grande energia e tra coloro che si diedero più da fare, almeno all’inizio, fu il M.A.P.I. (Movement Against Pedofilia in Internet), un’associazione internazionale anti-pedofilia, molto attiva, che come prima contromisura chiese a gran voce l’istituzione di una polizia telematica a carattere internazionale, accusando gli Access Providers di essere complici nella diffusione del materiale pedofilo in Rete. La rete è allora da considerare un pozzo degli orrori? Per capirne di più ed avere risposte attendibili a questa e ad altre domande ci siamo rivolti al dirigente il nucleo di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Catanzaro, vicequestore dott. Roberto Coppola.

 

COSCO: Internet è il lupo della favola di Cappuccetto Rosso?

COPPOLA: Internet è solo un sistema globale di comunicazione tra computer di tutto il mondo che si poggia sul World Wide Web, una immensa tela di ragno che avvolge tutto il pianeta con miliardi di fili invisibili. Esso è costituito da pagine Web, cioé documenti registrati su computers della rete telematica che possono contenere testi, foto, filmati, suoni, ecc., che l’utente può, tramite un modem e le normali linee telefoniche, anche prelevare con programmi detti browser, come Netscape Navigator o Internet Explorer. Per la legge italiana, diversi sono gli illeciti che possono essere perpetrati in rete, tra cui, alcuni che sono penalmente rilevanti. I reati più di frequente commessi sono: violazioni delle norme di copyright, le cui pene sono state, in questi giorni, ulteriormente inasprite, diffamazione, con la pubblicazione di materiale offensivo su un sito, violazione delle norme sul buon costume, sull'ordine pubblico, come siti inneggianti al nazismo o al terrorismo, la violazione della privacy e prelievo o diffusione di materiale pedofilo.

 

COSCO: Quali sono le vie preferite dai pedofili per portare avanti il loro turpe commercio in rete?

COPPOLA: I pedofili, per scambiarsi materiale fotografico, filmati, indirizzi url, itinerari per "turismo sessuale" ed altri documenti a loro utili, usano, principalmente, i newsgroups e/o la posta elettronica. I primi sono gruppi di discussione, che, nei casi in questione, sono anonimizzati tramite coperture, cioé mascherano la loro attività criminosa con argomenti, che servono ad attirare il meno possibile gente fuori dal giro.In essi e nella posta elettronica vengono utilizzati messaggi codificati, indicando nel "subject", che nelle messaggerie indica l’argomento trattato, parole chiave, che, come è noto agli investigatori, indicano l’età dei bambini ed altre caratteristiche, tipo il colore della pelle, il sesso, ecc. Esistono, inoltre, anche siti dichiaratamente pedofili. Essi, nella stragrande maggioranza, sono realizzati in paesi dove la pedofilia non costituisce reato. L’accesso viene consentito, solitamente, a chi con assegno o carta di credito paga la quota richiesta (solitamente 250-400 dollari USA). Appena ricevuto l’importo viene fornita la password d’accesso e si può fruire pienamente del servizio visionando e prelevando immagini liberamente. Vi sono anche siti dove vengono indicati alcuni indirizzi di genere pedofilo, appositamente creati dall’FBI americana per individuare gli utenti che si collegano ad essi.

 

COSCO: Per quel che concerne la pedofilia non esiste solo chi diffonde o preleva foto o film di minori ma anche chi esegue le riprese prima. Per farle finire sul WEB ci vuole anche chi trovi i piccoli protagonisti per realizzare orripilanti servizi fotografici che servono a soddisfare le richieste di un vero e proprio mercato degli orrori. E’ così vero?

COPPOLA: Certamente. Oltre che di uno squallido vizio, infatti, stiamo parlando di un "businnes" internazionale. Ci sono persone, molto ricche, disposte a spendere cifre consistenti, anche di svariati milioni, per avere filmati pedofili. Dalle continue richieste di questo lurido mercato si arriva, poi, al rapimento di bambini e giovanissimi per realizzare tragiche riprese. Lei non immagina neppure quanti minori spariscono ogni giorno nel mondo. C’é anche da dire che non di rado sono state scoperte relazioni tra porno-pedofilia e satanismo. Grazie alla diffusione, in particolar modo, delle chat-line, alcuni pedofili sono riusciti ad entrare in contatto con minorenni, fingendosi loro coetanei. Nel marzo 1998, in Italia, vennero arrestati alcuni pedofili per un commercio di materiale proibito in Rete. Uno di essi, tra l’altro, aveva frequentato, per diverse settimane, un newsgroup fingendosi un ragazzo e iniziando una corrispondenza con una ragazzina, con cui aveva preso una certa confidenza, affrontando i problemi classici degli adolescenti: amicizia, amore e, infine, sesso. Ad un certo punto la quattordicenne ha troncato perché "il ragazzino" era diventato troppo esplicito. Evitare che i 15 milioni di minorenni, quotidianamente collegati, abbiano accesso ai siti web pornografici e pedofili, è uno degli scopi prefissati, in una delle relazioni presentate ad un convegno organizzato a Parigi, poco più di un anno fa dall’UNESCO, a cui hanno partecipato delegati di tutto il mondo, assieme a dirigenti dell’Interpol.

 

COSCO: L’intento è quello di mettere una super censura ad Internet?

COPPOLA: Assolutamente no. Federick Major, capo dell’UNESCO, ha detto: "non parliamo di censura. Lottare contro la pedofilia su Internet non significa mettere le briglie al Web, sottoponendolo ad un controllo centrale preventivo, peraltro tecnicamente impraticabile. Pertanto la libertà di espressione resta. Cerchiamo di fare sì che gli Access Provider siano obbligati a collaborare con la Polizia nelle sue indagini in Internet. Solo loro possono, volendo, controllare quali siano i gusti dei loro utenti, di cosa parlano nelle email e nelle "chat" e cosa comprano ‘on line’ ".

 

COSCO: Eppure i siti pornografici contenenti uno o più settori dedicati ad immagini pedofile sono, prevalentemente, protetti da password, che non consentono l’ingresso ai non autorizzati, tanto meno ad un bambino.

COPPOLA: E’ vero ma vi sono siti pornografici, a pagamento, ospitanti anche foto di bambini, dei quali, abili hackers, decodificano e offrono, gratuitamente, le password. In sintonia con Major, i vertici dell’Interpol stigmatizzano le leggi delle singole nazioni che ostacolano, ulteriormente, le già molto difficili indagini. In Giappone ha sede, secondo la polizia, il maggior numero di siti pedofili del mondo. Tutto ciò potrebbe scatenare una eccessiva paura di Internet, cioé dare origine ad una vera e propria "caccia alle streghe", nei confronti della rete e ciò sarebbe sbagliato. Ernesto Caccavale, eurodeputato di Forza Italia, mette in guarda da simili eccessi: "bisogna evitare che si finisca per lanciare una crociata contro Internet, descritta dai mass media come veicolo di ogni nefandezza". L’ALCEI (associazione per la libertà nella comunicazione in rete) sostiene che la diffusione continua di notizie deformate e terrorizzanti, non farà che aumentare il "gap" tecnologico e culturale dell’Italia rispetto agli altri paesi europei.

 

COSCO: Come si concluse il meeting organizzato dall’Unesco?

COPPOLA: Si concluse con tanti buoni propositi da parte dei partecipanti, tra cui quello di legiferare per creare una legge specifica che prevedesse, tra l’altro, la creazione di una polizia internazionale, con competenza su Internet e con l’accordo di responsabilizzare gli "Internet Access Providers". In Italia si continua a far ricorso, in relazione alla giuridicamente complessa questione, alle norme sulla responsabilità dell'editore di una testata giornalistica, equiparando il gestore di un sito internet ad un responsabile editoriale, con il conseguente obbligo di verificare la legittimità di tutto il materiale presente sul proprio server.

 

COSCO: In Italia cosa si è fatto in tal senso?

COPPOLA: L’Italia ha cercato di mantenere gli impegni presi davanti alla comunità internazionale. Il 3 agosto 1998, le Commissioni Giustizia di Camera e Senato in sede legislativa votarono la legge 269, la prima legge sulla pedofilia in Italia, denominata "Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù". La pornografia minorile, prima, era combattuta solo con l’art. 528 del Codice penale, che punisce le pubblicazioni e gli spettacoli osceni. Oggi la detenzione, il commercio o la distribuzione, anche a titolo gratuito, di materiale pedofilo sono puniti da una legge "ad hoc", che contempla, anche, la posizione, penalmente rilevante, di chi, consapevolmente, detiene o diffonde, anche gratuitamente, materiale pornografico prodotto con lo sfruttamento sessuale dei minori.

 

COSCO: Il Provvider ha delle responsabilità?

COPPOLA: L’articolo 3 della legge del 1998, recita che: "chiunque, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga o pubblicizza materiale pornografico, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all'adescamento o allo sfruttamento sessuale dei minori, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da cinque a cento milioni". In tali termini essa sancisce anche la responsabilità penale di chi fornisce accesso a Internet, ovvero l’Access Provider, punendolo al pari di chi distribuisce, divulga o pubblicizza materiale pornografico relativo a minori. Il provider, invero, ha, teoricamente, la possibilità tecnica di verificare il materiale pornografico contenuto, ma per chi gestisce centinaia e centinaia di utenti è, di fatto, impossibile controllare le migliaia di messaggi che transitano e i contenuti di centinaia di pagine Web ospitate sul proprio server.

 

COSCO: Una cosa del genere, infatti, non sembra facile da attuare.

COPPOLA: Le dirò di più, anche se fosse attuabile, ci si chiede: con quali criteri il provider, novello censore, potrebbe eliminare d’autorità immagini considerate pedofile? Se è vero che vi sono infatti fotografie e/o filmati che ritraggono in maniera chiara situazioni scabrose e a sfondo sessuale con minori, che certo non danno problemi di interpretazione, vi sono anche immagini familiari, realizzate da genitori o comunque da soggetti dell’ambito familiare, che mostrano bimbi che giocano nudi al mare, ecc.. Per chi ha scattato la foto, il padre, la madre, una zia, ecc., essa è completamente innocente, diversamente, per un pedofilo, anche l’immagine del bimbo che si abbassa il costume per fare la pipì sulla spiaggia, assume una natura particolare e morbosa. In molti casi ci si trova di fronte a immagini innocenti e familiari o, a secondo di chi le detiene, di "materiale pedofilo". Si sta discutendo molto anche su quanto sia oppurtuna la specifica "anche per via telematica" contenuta nell’art. 3. Il legislatore, infatti, ha colpevolizzato Internet, suggerendo una stretta dipendenza tra la rete e il fenomeno della pedofilia

 

COSCO: In relazione alla pedofilia la rete è da considerare come la madre di tutti gli orrori?

COPPOLA: Non credo. Secondo il CENSIS, il 90 per cento degli abusi ai minori avviene tra le mura domestiche, l'8 è commesso da persone conosciute dal minore e solo il 2 per cento da sconosciuti. Il pedofilo, che adesca il minore via Internet, quello per il quale il legislatore ha aggiunto le parole "per via telematica", potrebbe celarsi, tutt’al più, nell’ultima esigua percentuale. Giuseppe De Rita, presidente del Cnel, organo consultivo del Parlamento in materia di legislazione sociale, ha definito la 269 "Una legge virtuale per un allarme virtuale, scritta per nascondere una realtà spaventosa: la pedofilia è nella famiglia, il 90 per cento degli abusi sui minori avviene in famiglia. Eppure la gente è convinta che tra Internet e l’emergenza pedofilia esista un legame profondo.

 

 

Giuseppe Cosco

linus.tre@iol.it

 

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